
Quasi tutti gli pterosauri si estinsero prima dei dinosauri. Soltanto il gigantesco Pteranodon, con un’apertura alare di 8 m, rimase a solcare i cieli volando sopra le acque degli oceani da cui prelevava i pesci grazie al suo becco a borsa.
Nel 1975 furono però scoperti nel Texas i resti di uno pterosauro ancora più grande: Quetzalcoatlus (vedi illustrazione), così chiamato da Quetzalcoatl, nome del dio azteco dalle sembianze di serpente piumato, aveva un’apertura alare di 10 m, collo molto lungo e becco molto sottile; di recente si è stabilito che apparteneva a una nuova famiglia di pterosauri, gli azhdarchidi, termine derivante da una parola uzbeca che significa "drago".
Studi recenti su materiale proveniente dal Kaza-kistan hanno evidenziato che il collo poteva muoversi solo in senso verticale e non orizzontale, essendosi specializzato nella cattura dei pesci dall’acqua. Si pensava un tempo che Quetzalcoatlus si nutrisse di carogne, come fanno gli avvoltoi odierni, volteggiando sulle pianure e banchettando a spese dei dinosauri morti. Ma i movimenti limitati delle vertebre del collo fanno oggi escludere tale ipotesi.
Tra i resti fossili di foreste pietrificate, un tempo simili a paludi di mangrovie lungo il mare, sono stati scoperti di recente resti di cuccioli di pterosauro tutt’attorno ai tronchi; ciò fa pensare che gli pterosauri nidificassero in cima agli alberi, e che i piccoli spesso cadessero dai nidi e annegassero nell’acqua sottostante, sopraggiunta con la marea.
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