
Gli uccelli dentati del Cretaceo
Nel 1880 O.C. Marsh, il paleontologo primario del Geological Survey degli Stati Uniti, pubblicò una monografia di 100 pagine sugli uccelli fossili ritrovati nei gessi del Kansas. Charles Darwin, poco prima di morire, aveva scritto a Marsh che «questi uccelli antichi costituiscono la miglior prova della teoria dell’evoluzione da vent’anni a questa parte». In seguito, Marsh fu costretto a rassegnare le dimissioni a causa delle pressioni esercitate dai politici anti-evoluzionisti: «Uccelli con i denti! Vedete, amici, dove vanno a finire i soldi da voi faticosamente guadagnati? A quegli stupidi uccelli con i denti di un professore qualunque».
Ora, l’importanza di quei volatili sta nel fatto che essi costituiscono l’anello di congiunzione fra Archaeopteryx, l’antico uccello del Giurassico , e gli uccelli moderni, dotati di becco senza denti. Se gli uccelli del Cretaceo avevano perso la lunga coda ossea dei rettili, ne mantenevano però ancora i denti.
Icthyornis era un uccello marino che, pur conservando i denti, aveva già perso la coda da rettile. Un altro genere di uccello dentato era Hesperornis (2), il quale, avendo ali molto ridotte, non poteva volare. Le zampe posteriori robustissime erano molto adatte al nuoto. Le ossa dello scheletro non avevano le camere d’aria presenti negli uccelli attuali, erano cioè piene, il che facilitava l’immersione. Le zampe, non palmate, presentavano invece estensioni della pelle a forma di foglia.
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